Il tempo del virus, gli spazi dell’emergenza che ho vissuto in quella sorta di limbo, dai reparti di terapia intensiva adattati in all-covid.
I medici e gli infermieri mi hanno accompagnato nei meandri della malattia e mi hanno riportato fuori. Erano i miei “Virgilio” in quel limbo tra luci e ombre, tra vita e morte.
E poi gli spazi fuori dalla prima fila della pandemia, quegli spazi che si riadattano, come il parcheggio di uno stadio che si riempie di tende militari, creando corsie per le auto nel primo “Drive through” della regione per fare rapidi tamponi.
In questi spazi senza tempo c’erano anche le anime che dalla torre di controllo del Servizio Sanitario d’Emergenza 118 coordinavano il caos.
In altri luoghi il personale addetto alla Salute Mentale visitava a domicilio quei pazienti già in cura, per evitare che finissero tra i remi di Caronte.
Così come faceva chi curava i propri cari nelle case, nella speranza di tornare a rivedere le stelle.
E forse i primi giorni di vaccinazione ci avvicinavano un po’ di più a uno di quei giorni.

2021 © Stranges

Noi della Stamperia Artistica Nazionale ci siamo da subito appassionati al progetto editoriale di Stefano Stranges.

Le sensibilità di ciascuno di noi sono state fortemente toccate dalla pandemia e dalle difficoltà di questi lunghi mesi.

Dal lavoro “Quell’anno in cui…”, uscito nel settembre 2020 in una prima edizione limitata e numerata, Federico e Stefano hanno pensato di dar vita alla seconda edizione, aggiornata così come i risvolti sociali vissuti quotidianamente nelle nuove ondate. 

Il volume “Quell’anno in cui…il tempo di una pandemia” è il risultato conclusivo che nasce dall’esigenza di mantenere un ricordo, come memoria storica, di questa esperienza che ci ha colpito tutti.

Una tragedia che ha acuito in noi il desiderio di aiutare e di supportare come potevamo i comparti della Sanità falcidiati in questi anni. Per questo motivo parte dei profitti saranno devoluti alla Croce Rossa. 

Acquistando questo libro sarete partecipi di questo nostro progetto.

L’idea nasce dalla volontà di creare un’opera da conservare nelle proprie case, che fosse il connubio tra l’esperienza diretta di un fotoreporter e le capacità produttive di una realtà tipografica.

 

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